La mia prima partecipazione a una mostra
Il 30 e 31 maggio scorsi ho preso parte alla mia prima mostra fotografica collettiva, ospitata presso la galleria Far F'Arte, insieme ad altri 11 fotografi. Un'esperienza che è arrivata nel momento perfetto per stimolarmi a fare quel salto artistico che richiede un evento del genere.
Il progetto

Il progetto, che prende il nome Catarsi, nasce da un'idea che inseguivo da un po': unire luce continua e luce flash nello stesso scatto, facendole lavorare in direzioni opposte. La luce continua, blu, disegna scie che si muovono nel fotogramma rappresentando il movimento e il tempo che scorre e si deposita sull'immagine. Il flash, invece, scolpisce la silhouette in netto contrasto contro uno sfondo bianco, congelando l'istante. Due logiche di luce diverse che si scontrano e si completano, ed è proprio in quello scontro che cercavo la catarsi del titolo: la tensione tra due dimensioni che si fronteggiano.
Se vuoi approfondire la tecnica con cui ho realizzato questo progetto, ho scritto questo articolo che spiega tutto il processo

In mostra ho portato quattro stampe: una grande, pensata come immagine principale, e tre più piccole che ne accompagnano la lettura. Vederle stampate e appese, fuori dallo schermo, è stato un altro tipo di verifica del lavoro: subentrano una serie di contingenze con cui, avendo lavorato sempre solo su visualizzazioni a schermo, non avevo mai avuto a che fare. Anzitutto, la differenza dei colori su carta rispetto ai display, e poi i riflessi sulla carta lucida e sul vetro.

La mostra e il gruppo
Era la mia prima volta in una collettiva, e devo dire che il contesto ha reso tutto più semplice. Gran parte di noi fotografi si conosceva già dai Salotti fotografici, gli incontri organizzati da Angelo Di Fazio, che è stato anche l'organizzatore della mostra. Quella base di conoscenza reciproca si è sentita: l'allestimento e le due giornate hanno avuto un'aria più da ritrovo tra persone con un linguaggio comune che da evento formale tra sconosciuti.


Il riscontro dei visitatori è stato molto positivo: complimenti, ma soprattutto tante conversazioni vere sul lavoro riguardo anche alle scelte tecniche, ai riferimenti o al perché di una certa luce. È il tipo di analisi che da soli non si riesce a fare, e che restituisce uno sguardo sul proprio progetto da angolazioni a cui si avrebbe pensato.

Un ringraziamento va a Eleonora Di Giuseppe, la modella che ha dato un corpo e un volto a queste immagini: senza la sua capacità di reggere pose lunghe e di restare ferma nei tempi giusti per far "scrivere" la luce continua, il progetto non avrebbe funzionato.
Cosa mi porto a casa
Vedere le mie foto appese accanto ai lavori di altri fotografi, ognuno con un linguaggio visivo diverso, è stato davvero utile. Aiuta a capire dove si colloca il proprio lavoro, cosa lo rende riconoscibile, cosa si potrebbe spingere oltre e dove si potrebbe migliorare. E aiuta soprattutto a togliersi dall'isolamento dello studio: la fotografia, almeno per come la vivo io, resta un'arte intima e solitaria nell'esecuzione ma ha bisogno di momenti come questo per trovare respiro.
Spero sia la prima di altre occasioni simili.


